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Un’anziana istitutrice, perseguitata nella Germania nazionalsocialista, rievoca il rapporto magico con una ragazza che aveva preso in cura tanti anni prima, Susanna. Tutto era iniziato rispondendo a un annuncio: «Cercasi istitutrice esperta per assistenza a giovane affetta da leggera nevrosi». Susanna è una creatura senza tempo, la cui dolce follia la porta a usare le parole in modo del tutto stravagante, «parole che si possono prendere in mano, che si possono annusare». Nutre un amore candido per un ragazzo del villaggio, il quale ricambia, ma gli altri abitanti fanno di tutto per relegare lei e la sua diversità ai margini. L’istitutrice, una donna della ragione, in apparenza estranea alle cose dell’amore, resterà coinvolta con tutta se stessa in quello che in parte è un gioco, e in parte un’esplorazione delle possibilità del linguaggio, dei modi di conoscenza, del calore della poesia. Ultimo scritto di Gertrud Kolmar prima della deportazione ad Auschwitz, Susanna raggiunge profondità che potevano essere esplorate solo da una grande poetessa.

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Sull'autore

Gertrud Kolmar

(Berlino, 1894 – Auschwitz, 1943) Poetessa tedesca, a causa delle leggi razziali è costretta ai lavori forzati in fabbrica prima di essere deportata ad Auschwitz, dove troverà la morte. Poco conosciuta in vita, i suoi scritti sono stati resi noti dal cugino Walter Benjamin, tra i pochi a comprendere sin da subito il valore delle sue opere. È stata poi riconosciuta dalla critica come una delle più interessanti voci poetiche tedesche del Novecento.

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