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Suzanne Meloche era un’artista. Negli anni Cinquanta, aveva messo su famiglia con il pittore francese Maurice Barbeau poi, all’improvviso, se n’era andata, abbandonando i due figli piccoli. Alla sua morte, la nipote decide di dare consistenza alle proprie radici, ricostruendo l’identità di quello che fino a quel momento era stato solo un fantasma odiato. Con l’aiuto di un investigatore ripercorre le tracce, quasi impercettibili, lasciate negli anni da una poetessa ribelle, poi raccoglitrice di barbabietole in Ontario e pittrice nell’atelier newyorkese di Jackson Pollock, postina nella penisola della Gaspésie e militante nel movimento antisegregazionista dei Freedom Riders. Una donna attraente e contraddittoria, che ha attraversato il Novecento e alcune delle sue tempeste, che è stata amata e amante, sempre dolorosamente libera, in fuga dalle convenzioni e da un destino apparentemente segnato. Best seller pluripremiato, tradotto in dieci Paesi, questo romanzo impetuoso e insieme delicato ci permette di conoscere una figura femminile indimenticabile e di riflettere sulle ferite dell’abbandono e sul valore della riconciliazione.

Dettagli libro

  • Editore

  • Testo originale

  • Lingua

    Italiano
  • Data di pubblicazione

  • Numero di pagine

    304
  • Collana

Sull'autore

Anaïs Barbeau-Lavalette

Nata nel 1979, artista per la Pace nel 2012, ha diretto numerosi e pluripremiati lungometraggi. Ha realizzato i due film di fiction The Ring (2007) e Inch’Allah (2012, Premio Fipresci a Berlino). È autrice delle cronache di viaggio Embrasser Yasser Arafat (2011) e dei due romanzi Je voudrais qu’on m’efface (2010) e Suzanne. Una donna in fuga (2015), vincitore di numerosi premi e grande successo di critica e pubblico.

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